Monumento al Migrante Ignoto

Photo courtesy of Christian Holmér.

tunisian migrants

Introduzione

Nessuno può dire quando iniziarono le migrazioni umane. Probabilmente il concetto stesso di comunità deriva dalla ricerca di nuove terre nelle quali stanziarsi.

Allo stesso modo, nessuno può pronosticare, o tanto meno sperare, che verrà un giorno in cui esse finiranno.

I migranti sono uomini e donne coraggiosi, persone che affrontano l’ignoto, rischiano la vita e la separazione dai propri affetti più cari, sopravvivono alla violenza di criminali senza scrupoli, pur di trovare una dimensione alla propria dignità, uno spazio dove possa esistere il proprio diritto individuale.

Sono quelli che portano idee ed energie in grado di catalizzare il cambiamento. 

Sono quelli che hanno costruito l’America, quelli che hanno sconfitto la schiavitù.

Steve Jobs, Barrack Obama, Freddy Mercury sono solo alcuni esempi di cosa possono produrre le migrazioni. 

Fermare le migrazioni, oltre che dannoso, è impossibile, ma è possibile gestirle proficuamente, assicurando due obiettivi primari:

  1. Contrastare l’invecchiamento della popolazione dei paesi occidentali, con ricadute sull’economia, la creazione di conoscenza, le relazioni internazionali;
  2. Garantire il rispetto dei diritti umani e dei principi sui quali abbiamo fondato le nostre comunità.

Il contesto attuale

Il 18 aprile 2015 un’imbarcazione eritrea naufragava nel tratto di Mediterraneo che divide la Sicilia dalla Tunisia. Sulla nave viaggiava un numero imprecisato di migranti, generalmente stimato tra 700 e 900. In tutto sono state accertate 24 vittime e tratti in salvo 28 superstiti. 

Tutti gli altri passeggeri sono naufragati con l’imbarcazione, poiché gli scafisti li avevano costretti a entrare nella stiva, al secondo livello ed in cima alla nave.

Si tratta di una delle maggiori tragedie umanitarie legate alle migrazioni degli ultimi decenni.

Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha avviato una missione per individuare il relitto e recuperare i corpi dei naufraghi, al fine di assicurare loro una degna sepoltura. Purtroppo le operazioni non sono semplici (al momento attuale sono stati recuperati solo otto corpi), e  la loro identità potrà essere accertata molto difficilmente.

Cosa vogliamo fare

Vogliamo realizzare un monumento alla memoria dei migranti scomparsi senza nome.

Al centro dell’area monumentale si ergerà un obelisco in memoria di tutti i migranti che hanno perso la vita senza che sia stato possibile accertarne l’identità. Oltre all’obelisco, l’area sarà dotata di tutti i servizi museali: wi-fi, videoteca, libreria, spazio per proiezioni e live performance, bar e ristorante.

Vogliamo che l’opera rappresenti un ponte ideale tra Europa e Africa, dotando l’obelisco di un puntatore laser a lunga distanza, in grado di emettere un fascio visibile anche dalle sponde europee del Mar Mediterraneo.

Il fascio laser verrà attivato il 18 aprile di ogni anno, in commemorazione del naufragio. In questa occasione verranno organizzati eventi che vedranno la partecipazione di artisti europei ed africani, per non dimenticare i forti legami che uniscono le culture. 

Vogliamo che questa iniziativa rappresenti un’opportunità per creare lavoro immediatamente, con ricadute positive sul turismo e la visibilità internazionale, ma anche un monito per chi decide di mettere a repentaglio la sicurezza propria e dei familiari, affidando la speranza ad autentici criminali.

Dove lo faremo

Crediamo che lo stretto di Sicilia sia il luogo migliore, perché permetterà di creare un ponte di luce tra Africa ed Europa. 

Il luogo che riteniamo più indicato è Tunisi, in quanto capitale del paese che sta combattendo una battaglia verso la democrazia e la libertà.

L’esecuzione dei lavori sarà affidata completamente a imprese locali con rigidi criteri di onorabilità, i materiali di costruzione saranno reperiti vicino al luogo di edificazione.

Vogliamo rappresentare la nostra solidarietà, ma anche il nostro sgomento di fronte all’incapacità della politica di disegnare percorsi di unione e solidarietà.

Perché partecipare?

C’era un tempo in cui si pensava che un sovrano illuminato sarebbe stato l’opzione preferibile per disegnare il futuro di un popolo. Oggi la democrazia e internet ci hanno regalato un mondo in cui persone comuni sanno sfruttare i media meglio dei giornalisti, dialogare, contrattare e gestire le relazioni diplomatiche meglio dei politici che li rappresentano, comunicare e stringere rapporti con tutto il mondo.

Per questo vorremmo che la persone dimostrassero il proprio potere nel dirimere le controversie internazionali, nell’indicare modelli di sviluppo inclusivo, rispettoso, aperto.